MADE OF SARDINIA
La collezione Premoli è rimasta fedele all’idea del fondatore, un artigiano animato dal desiderio di tramandare cultura, tradizione e stile attraverso un oggetto semplice ma prezioso: il cappello.
Da allora, non solo rivisitiamo i modelli tradizionali ma ne celebrano ogni fibra, ogni cucitura, ogni tratto distintivo. I nostri cappelli non sono pensati solo per essere indossati, sono fatti per vivere la Sardegna: proteggono dal freddo pungente, dalla pioggia ma anche dal sole deciso che accende l’isola nei mesi estivi. I colori intensi, i motivi sobri ma riconoscibili, raccontano i paesaggi, le tradizioni e il silenzio profondo dei luoghi da cui nascono. Per questo si può dire che i nostri cappelli, i cappelli Premoli, sono “Made of Sardinia”, fatti cioè della stessa materia della terra che li ha ispirati,un intreccio di storia, cultura e identità.
L’ORBACE, LA FIBRA DEI SARDI
La ricerca delle materie prime di qualità e il forte legame con la nostra terra ci hanno portato ad utilizzare un tessuto particolare per la confezione di alcuni copricapi: l’Orbace. Passato alla storia come sinonimo della divisa dei gerarchi fascisti, questa lana merita di essere raccontata in un contesto più appropriato, data la sua storia millenaria e il suo stretto legame con la Sardegna. L’orbace è un tessuto di grande resistenza e durata, protegge dal freddo, dal caldo e dalla pioggia, essendo impermeabile. Usato dai pastori come mantello e all’occorrenza come coperta, per le sue caratteristiche fu adottato anche dai marinai come tabarro e come pastrano per gli ufficiali. In passato, per la cardatura e la filatura della lana, venivano usate esclusivamente donne e, in molte località, preferibilmente cieche, perché con il loro tatto particolarmente sviluppato, sapevano rendere il filato più regolare e uniforme.
La lana delle pecore sarde è molto fine ma robusta, per l’orbace viene utilizzata solo quella del dorso perché più soffice. La cardatura (o “pettenatura”) interviene per un’ulteriore selezione allo scopo di conservare solo “il fiore” della lana, ovvero i fili più lunghi e morbidi, che servono per la preparazione dell’ordito. In passato, le matasse così ottenute venivano immerse nell’acqua calda e pestate a piedi nudi per circa 12 ore e per 3 o 4 giorni, al fine di renderla ancora più morbida. In epoca più recente veniva utilizzata una macchina composta da magli chiamata Gualchiera. Per la tintura si utilizzava la corteccia di ontano per ottenere il rosso, l’euforbio per il giallo e le radici dei cardi selvatici con l’aggiunta di vetriolo per il nero. La tessitura, se fatta a mano, è molto laboriosa. Una donna, lavorando senza interruzione, può ottenere in media solo un metro di orbace al giorno. Questa lavorazione avviene ancora oggi in famiglia ed è molto raro che gli artigiani lascino entrare estranei nei loro laboratori. L’orbace insomma, in quanto tradizione millenaria, rimane un patrimonio sardo custodito gelosamente, ma grazie anche alla Cappelleria Premoli, oggi è possibile per tutti godere delle sue straordinarie proprietà.